Lo scenario sui cereali autunno-vernini

Pubblicato da Papi Pierluigi


Lo scenario sui cereali autunno-vernini

Sempre più assistiamo a scenari di mercato dove nel comparto dei cereali le commodities devono interagire con profondi cambiamenti tra cui: la dimensione geografica, che è diventata ormai globale per tutte le tipologie di prodotto, basti pensare al crescente ruolo dei Paesi dell’Est europeo nei nostri mercati che di fatto hanno sostituito l’offerta organizzata dei grandi Paesi produttori europei come la Francia;

le dinamiche di crescita della popolazione mondiale e quindi la maggior richiesta di produzioni cerealicole ecarne, che comunque si dovranno rapportare con un aumentodei costi di produzione, una limitata espansione dei terreni agricoli, le maggiori preoccupazioni ambientali e i cambiamenti del contesto politico.

 

Questi cambiamenti ci portano inevitabilmente a confrontarci con mercati incerti e sempre più turbolenti che caratterizzano la forte valatilità dei prezzi delle commodities.

Un esempio è dato dall’andamento sui diversi mercati del prezzo del grano duro rispetto al tenero: a oggi, nell’attuale campagna commerciale, il differenziale di prezzo tra frumento duro e tenero è di oltre 100 €/ton; situazione limite dovuta alla minor produzione registrata in tutti i Paesi produttori, come è successo alcuni anni fa per il frumento tenero. Oggi, a causa di una maggiore produzione internazionale di frumento tenero, il prezzo è diminuito fortemente, di 80€/ton. rispetto allo stesso periodo del 2012.

Alla luce dei diversi fattori che influenzano il prezzo di mercato dei cereali, sarebbe troppo semplicistico pensare di risolvere con la sola programmazione produttiva questi differenziali di prezzo, anche con le migliori volontà.

«Per i nostri areali la programmazione produttiva rimane per noi una delle principali strade da percorrere in funzione delle richieste dell’industria di trasformazione nazionale, disponibile a riconoscere il valore delle nostre produzioni – sottolinea Augusto Verlicchi - Direttore Cerealproteici Terremerse -. Valore che sempre più spesso non è solo legato agli aspetti delle caratteristiche intrinseche qualitative, ma a una disponibilità di offerta legata ai cicli di lavorazione dell’industria, all'adozione di specifici disciplinari di coltivazione, stoccaggio e conservazioni che certificano un modo di produrre condiviso e riconosciuto da entrambe le parti».

Dalla produzione integrata alla produzione biologica, ai disciplinari di prodotto sino ad approdare alla produzione sostenibile, Terremerse si è sempre impegnata direttamente su questi sistemi, trasferendo tecniche e competenze ai propri soci produttori, consentendo di fatto di ricavarne tutto il beneficio che il mercato ha riconosciuto e riconosce.

Per la produzione sostenibile Terremerse si sta impegnando avendo già ottenuto certificazioni di sostenibilità per le produzioni di oleaginose e verificando le possibilità di ulteriori certificazione per quelle cerealicole.

Nei fatti, oltre a una certificazione di sostenibilità ambientale ed economica per le produzioni cerealicole, già da diversi anni Terremerse propone, attraverso il proprio settore Ricerca&Sviluppo e divulgati attraverso la propria Rete Tecnica, percorsi tecnici agronomici compatibili con un utilizzo delle risorse ambientali in un’ottica di razionalizzazione dei costi colturali. Questa nostra esperienza è stata valorizzata dalla partecipazione al progetto della Barilla per la coltivazione del grano duro in modo sostenibile.

La produzione 2014 di cereali autunno vernini, è stata caratterizzata dalle difficili condizioni climatiche che per tutta la fase vegetativa e di raccolta ha accompagnato i cereali a paglia, compromettendone in molti casi e in molte aree del nostro paese la produzione sia in termini quantitativi sia qualitativi. Queste condizioni atmosferiche hanno danneggiato anche le produzioni negli altri Paesi europei che in questi giorni hanno terminato le operazioni di raccolta.

A fronte di volumi di grano tenero prodotti nell'UE significativi, in netto aumento rispetto alla produzione del 2013, le piogge hanno deteriorato la qualità e solo il 60% della produzione è ritenuta panificabile. Questo potrebbe determinare un allargamento della forbice tra il prezzo del prodotto di qualità rispetto a quello con caratteristiche non adeguate alla panificazione.

«Per quanto ci riguarda, sul versante delle rese produttive, l’annata è difficile da soppesare per l’altissima variabilità delle rese che ci sono state da zona a zona e da azienda ad azienda – afferma Verlicchi -. In generale, comunque, sono state inferiori a quelle dello scorso anno. In un’annata così contraddistinta dall’andamento stagionale problematico dove l’imprevedibilità dei fattori climatici è stata determinante per i risultati quanti-qualitativi, l’esigenza di adottare tecniche colturali e produttive in grado di attenuarne gli effetti sono l’unica risposta che il produttore ha a disposizione per la salvaguardia del proprio reddito».